ETTORE MAJORANA
Un enigma nazionale
E' un personaggio ricco di fascino sia per il periodo storico in cui vive
sia perché il mistero della sua scomparsa presuppone il suicidio o la fuga
da uno spazio accademico non più condiviso. Majorana era uno dei "ragazzi
di via Panisperna" ormai un mitologico gruppo di fisici italiani con
a capo il premio nobel Enrico Fermi che nel 1942 costruì a Chicago la prima
"pila atomica" ed in seguito, purtroppo, la "bomba A".
Notizie biografiche
Ettore Majorana scomparve misteriosamente e la sua morte fu un enigma nazionale
tutt'oggi insoluto: morto suicida? Rapito da qualche Paese che già in quell'epoca
conduceva studi atomici? Rifugiato presso un convento di padri Gesuiti?
La madre non convincendosi della morte del figlio, aspettò sempre il suo
ritorno. La sua era una famiglia di illustri professionisti ed era il penultimo
di cinque figli. Ettore era un genio della Fisica, precocissimo, eccentrico,
ombroso, indolente: da lontano appariva smilzo, con un'andatura timida e
quasi incerta;da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura,
gli occhi neri, grandi e scintillanti. Molto severo nei giudizi, ancor prima
con se stesso per poi esserlo con gli altri, le persone a lui vicine avevano
finito col comprendere che tanta severità era la manifestazione di uno spirito
insoddisfatto e tormentato. Sotto un apparente isolamento dal prossimo,
non solo di fatto ma anche di sentimenti, si nascondeva una sensibilità
vivissima che lo portava a stringere solo raramente rapporti di amicizia.
Nato a Catania il 5 agosto del 1905 in via Etna 251, trasferitosi con la
famiglia a Roma, studiò Ingegneria per quattro anni finchè l'amico Emilio
Segré lo convinse a cambiare facoltà, facendogli notare come gli studi di
Fisica fossero più consoni, di quelli di Ingegneria, alle sue aspirazioni
scientifiche ed alle sue capacità speculative. Il cambio avvenne all'inizio
del 1928 dopo un colloquio con Fermi, allora professore straordinario alla
cattedra di Fisica teorica dell'Università di Roma e che voleva creare nella
capitale una scuola di fisica moderna su suggerimento di O.M.Corbino, professore
di Fisica sperimentale nella stessa Università. Majorana si laureò in Fisica
nel 1930. Conosciuto per il suo straordinario valore di scienziato e ricercatore
teorico, nel 1931 rifiutò i prestigiosi inviti di trasferimento presso le
università di Cambridge, di Yale e della Carnegie Foundation. Non è motivato
nemmeno il rifiuto per partecipare, nonostante la segnalazione fatta da
Fermi a Mussolini, al concorso nazionale, per professore universitario di
Fisica, bandito nel 1936. Accettò invece la nomina, per meriti particolari,
a titolare della cattedra di Fisica teorica dell'Università di Napoli. Trasferitosi
in questa sede, alloggiò presso l'albergo "Bologna" dove continuò
a coltivare i suoi interessi per la fisica. Si chiuse in casa e rifiutò
persino la posta, scrivendo di suo pugno sulle buste: - Si respinge per
morte del destinatario -. Agli amici più stretti confidò che all'Istituto
di Roma, dove peraltro non tornò più, nessuno capiva nulla delle sue teorie
(eppure c'erano Fermi e Corbino!). Riuscivano a comprenderlo solo quattro
uomini al mondo: i tre premi "Nobel", cioè l'inglese Paul Dirac,
il danese Niels Bohr ed il tedesco Werner Heisemberg e con essi l'americano
Carl David Anderson. Majorana scrisse solo otto opere di non più di sei-sette
pagine ciascuna, tra le quali "Teoria simmetrica dell'elettrone e del
positrone", "Atomi orientati in campo magnetico variabile",
"Sulla teoria dei nuclei".
Allucinato dalla fatica diurna dell'insegnamento e notturna delle meditazioni
scientifiche, si lasciò persuadere ad intraprendere, nel marzo 1938, un
viaggio di riposo, Napoli-Palermo, su una nave della "Tirrenia".
A Palermo alloggiò, per mezza giornata, all'albergo "Sole" e la
sera fu di nuovo sul piroscafo dove fu visto sul ponte all'altezza di Capri,
come affermano alcune testimonianze, ma a Napoli non arrivò mai. Dove scomparve
e come? La supposizione di suicidio per annegamento fu scartata: sul piroscafo
viaggiava un battaglione di reduci dall'Africa ed essendo il ponte stipato
qualcuno si sarebbe accorto di un uomo che si gettava in mare. Quando in
data stabilita non fu notato il suo rientro, fu lanciato l'allarme e nella
sua camera al "Bologna" mancava solo il passaporto: era andato
all'estero?
In quell'epoca pochi scienziati si occupavano di studi atomici e nessun
uomo di Stato poteva essere competente: chi poteva chiamarlo con tanta segretezza?
Vane si rivelarono le ricerche in tutto il Paese, nei conventi in particolare,
compiute dalla polizia. Al prof. Antonio Carelli suo collega napoletano,
era arrivato poco prima un telegramma di Ettore che diceva: - Annullo notizia
che riceverai- . Evidentemente si riferiva ad una lettera giunta dopo il
telegramma , nella quale si intravedeva, non chiaramente espresso, il proposito
del suicidio. Eppure non soffriva di malattie gravi, solo una nevrosi gastrica
; non aveva relazioni sentimentali, non nutriva interesse per il denaro,
non aveva avuto litigi con alcuno. La sua era semplice solitudine causata
da incomprensioni di coloro che gli erano vicino. Ricostruzioni televisive
e giornalistiche sono state tentate in più riprese e tutte, nell'affrontare
il momento cruciale, hanno dovuto fermarsi sulla soglia aleatoria e sfumata
delle ipotesi.
Fonti bibliografiche:
- L.Sciascia, "La scomparsa di Majorana",Einaudi;
- E.Recami, "Il caso Majorana",Mondadori;
- V.Tonini, "Il taccuino incompiuto (Vita segreta di Ettore Majorana)",Armando.